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mercoledì 16 aprile 2008



IL NOSTRO MONDO
LA DISTRUZIONE DI UN PARADISO
Non vorrei andare troppo lontano in questo capitolo;
Resterò nella mia amata patria L'ITALIA.
Ciao ragazzi , che dite? Troppa confusione ?
Ha capisco,troppi problemi e si troppi .
Che ne pensate vi do l'occasione di sfogarvi su questo blog
cerchiamo di capire cosa non va nel nostro paese,
credo siano tanti i problemi per aiutarvi ne cito qualcuno
tanto per invogliarvi a dire la vostra .
Cosa ne pensate dei rifiuti urbani, patenti gratuite?
L'economia esiste?
Lo stipendio o mensile per chi lo ha, come raggiungere il fine mese?
Cosa ne pensate del volontariato?
Ci sono tanti problemi questi che ho citato non sono neanche
un millesimo di ciò che succede nella nostra patria .
Lascio un po a voi a decidere e a commentare i vostri disagi,
cercherò di rispondervi e spero che le mie risposte
siano esaudenti.
Ragazzi dai cominciate a scrivere il vostro commento
dopo tutto parlate del nostro paese del nostro futuro.
Vi aspetto in tanti
CIAO ITALIA
PAESE DI TANTE MERAVIGLIE (perse)

lunedì 14 aprile 2008



L'orgoglio è la più sconsolata delle passioni, quella che non sa
pascersi altro che di se medesima; e fu bene dagli antichi
simboleggiata per l'avvoltoio il core a Prometeo.


Ingannare il prossimo è un grave peccato,ma più grave
peccato commette chi abusa chi abusa della fiducia di
persone cui sia legato da particolari vincoli.


Il primo dei nostri doveri è l'amore della verità e
la fede in essa.
L'unico modo di prepararsi al domani è far bene oggi quel che oggi va fatto.
Non dipende da noi avere o no delle passioni,ma dipende da noi
saperle dominare.
L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove,
bensì nel rappresentare con novità.
L'uomo ha un imprescindibile dovere da assolvere,che,beninteso,
comprende in sé tutti gli altri:essere se stesso.
Non è sempre bene dire tutto quello che si ha nel cuore,
ma sarebbe bene non avere nel cuore quello che non si può dire.

mercoledì 13 febbraio 2008


Prima di poter dire come vogliamo le nostre città, di stabilire come ridare loro una dimensione al servizio dell'uomo, di ricercare i modi migliori con cui ricreare un ambiente naturale, prima di arrivare all'impostazione di una politica urbanistica, occorre essere convinti della necessità di progettare, cioè di predisporre dei piani di carattere generale. Questa pianificazione, o progettistica, lascia ancora a desiderare, essendo spesso improvvisata e generica; non è entrata, quindi, a far parte del patrimonio civile e culturale di ognuno di noi. Eppure basterebbe attraversare una strada per convincerci che, alla nostra esistenza urbana, non occorrono soltanto strumenti di tecnica avanzata, ma necessitano anche ambienti migliori e più aperti; tutto ciò dovrebbe essere la premessa per i progetti generali delle città e dei paesi: solo così il progettista potrebbe avvicinarsi a una vera e nuova comprensione dell'individuo, in nome di un'urbanistica che rientri nell'arte del vivere, che renda disponibili per tutti le benedizioni gratuite della natura, che dia dignità al lavoro e al tempo libero, che introduca di continuo una nostra cosciente responsabilità. E’ chiaro che, per poter profondamente cambiare le nostre abitudini e il nostro comportamento individuale, dovremmo diventare anche noi protagonisti dell'arte del progettare. All'inizio il discorso potrà anche essere confuso e difficile ma, alla lunga, il dialogo si allargherà; si configureranno più chiaramente gli interessi collettivi; si comincerà a pregustare una città a misura d’uomo; si capirà, cioè, che i consumatori dell'urbanistica devono avere garanzie da coloro che intendano predisporre un ambiente favorevole alla vita e alla sopravvivenza. Il compito dell'architetto-urbanista sarà di stimolare nel cittadino l'amore per la vita, per il suolo, per l'abitazione, per gli edifici del lavoro, della cultura, del culto e dello svago, rafforzando il gusto e il sentimento della cooperazione e della solidarietà. Il progettista dovrà dunque vivere in mezzo a noi, informarsi ed informare, essere soprattutto convinto della sempre più pressante esigenza di agire per una comunità in cui nessuno si sentirà più isolato o trascurato, ma tutti saranno liberi e responsabili, cioè in grado di vivere degnamente.