
Prima di poter dire come vogliamo le nostre città, di stabilire come ridare loro una dimensione al servizio dell'uomo, di ricercare i modi migliori con cui ricreare un ambiente naturale, prima di arrivare all'impostazione di una politica urbanistica, occorre essere convinti della necessità di progettare, cioè di predisporre dei piani di carattere generale. Questa pianificazione, o progettistica, lascia ancora a desiderare, essendo spesso improvvisata e generica; non è entrata, quindi, a far parte del patrimonio civile e culturale di ognuno di noi. Eppure basterebbe attraversare una strada per convincerci che, alla nostra esistenza urbana, non occorrono soltanto strumenti di tecnica avanzata, ma necessitano anche ambienti migliori e più aperti; tutto ciò dovrebbe essere la premessa per i progetti generali delle città e dei paesi: solo così il progettista potrebbe avvicinarsi a una vera e nuova comprensione dell'individuo, in nome di un'urbanistica che rientri nell'arte del vivere, che renda disponibili per tutti le benedizioni gratuite della natura, che dia dignità al lavoro e al tempo libero, che introduca di continuo una nostra cosciente responsabilità. E’ chiaro che, per poter profondamente cambiare le nostre abitudini e il nostro comportamento individuale, dovremmo diventare anche noi protagonisti dell'arte del progettare. All'inizio il discorso potrà anche essere confuso e difficile ma, alla lunga, il dialogo si allargherà; si configureranno più chiaramente gli interessi collettivi; si comincerà a pregustare una città a misura d’uomo; si capirà, cioè, che i consumatori dell'urbanistica devono avere garanzie da coloro che intendano predisporre un ambiente favorevole alla vita e alla sopravvivenza. Il compito dell'architetto-urbanista sarà di stimolare nel cittadino l'amore per la vita, per il suolo, per l'abitazione, per gli edifici del lavoro, della cultura, del culto e dello svago, rafforzando il gusto e il sentimento della cooperazione e della solidarietà. Il progettista dovrà dunque vivere in mezzo a noi, informarsi ed informare, essere soprattutto convinto della sempre più pressante esigenza di agire per una comunità in cui nessuno si sentirà più isolato o trascurato, ma tutti saranno liberi e responsabili, cioè in grado di vivere degnamente.